Roberto Zibetti Yara Massimo Bossetti intervista

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Yara: intervista a Roberto Zibetti che ha interpretato Massimo Bossetti

Niccolo Maggesi | 15 Novembre 2021

Netflix

L’interprete di Massimo Bossetti nel film Yara di Netflix, Roberto Zibetti, in un’intervista a Ciak: come si è preparato per la parte, le polemiche e dove lo rivedremo prossimamente

Il film Netflix su Yara Gambirasio

La vicenda di Yara Gambirasio ha ripreso forma nella rievocazione che il regista Marco Tullio Giordana ha realizzato per Netflix.

Come prevedibile, il film ha suscitato non poche polemiche. La famiglia della tredicenne uccisa nel 2010 in circostanze ancora non chiare ha lamentato un vero coinvolgimento nel progetto, mentre i legali di chi sconta il delitto, Massimo Bossetti, hanno puntato il dito contro presunte incongruenze della sceneggiatura.

Anche il pubblico e la critica si sono espressi con pareri divergenti sulla riuscita della pellicola, che però continua ad alimentare dibattito.

In realtà, va dato merito a Giordana di aver operato una ricostruzione dei fatti asciutta, realistica, per certi versi elegante e sicuramente purgata dall’espressionismo emotivo dei media.

Gran parte del merito va però ai membri del cast, tra i quali spicca l’ottima Isabella Ragonese, vera protagonista del film, un Alessio Boni in versione più tenue del solito, e naturalmente Roberto Zibetti nei panni dell’inquietante Massimo Bossetti.

Zibetti, attore feticcio di Ronconi a teatro e rimasto nel cuore degli spettatori per Incantesimo, dove recitava accanto a una semisconosciuta Antonia Liskova, ha restituito a Bossetti un aspetto meno oscuro delle cronache, pur non rinunciando alle sue ambiguità.

Gli abbiamo chiesto come si è preparato, cosa lo ha spinto a esporsi con un ruolo tanto delicato, e cosa lo aspetta dopo Yara.

Intervista a Roberto Zibetti, Massimo Bossetti nel film Yara

Come si è approcciato a una storia del genere, che ha avuto così tanto peso sull’opinione pubblica e continua a coinvolgere persone viventi e indignate?

“Tutta la storia è molto delicata, perché al fondo c’è una tragedia di proporzioni inconcepibili. Però io ho agito come si fa in situazioni così contraddittorie o complicate dalla mediatizzazione quasi cannibalizzante dei mezzi di comunicazione. Mi sono cioè informato il più possibile sull’accaduto, assimilando le diverse versioni della storia, assorbendo l’ambito in cui agivano i personaggi, e naturalmente preparandomi a dovere su chi ho interpretato io. Mi sono affidato alla sceneggiatura, costruendo il personaggio di Bossetti con aderenza alla realtà ma allo stesso tempo un colore immaginato. Anche perché il mestiere insegna che il giudizio sul proprio personaggio va sospeso.

Nel caso di Bossetti, non era necessario avere certezze su cosa fosse successo. Abbiamo lavorato sull’ambiguità, mantenendo sempre un tono discreto per tutto il film, che in fondo, a differenza della stampa, racconta l’eccezionalità dell’inchiesta giudiziaria, i suoi colpi di scena e l’insistenza della PM che l’ha condotta”.

Dunque, incentrare il film sul lavoro del PM Letizia Ruggeri oscurando a lungo il personaggio che più di tutti ha interessato l’opinione pubblica, cioè Bossetti, era una scelta programmatica?

“L’idea non era di indagare troppo su Bossetti, ma di concentrare il racconto sui fatti certi, offrendo un ritratto oggettivo della vicenda giudiziaria”.

Ma come è arrivato a interpretare Bossetti?

“Come ormai si fa sempre più spesso, specie nei casi di personaggi realmente esistenti, per cui ci vuole un’aderenza diversa da quelli inventati: ho fatto un provino. Ho filmato io stesso un self-tape che ho mandato al regista, e la chiave che ho proposto è piaciuta. Con Marco Tullio Giordana avevamo già lavorato nei Cento Passi. Immagino ci fossero anche altri candidati, ma non so chi siano…”

Roberto Zibetti è Massimo Bossetti in Yara

Per lavorare sul personaggio le è stato dato accesso a fonti esclusive, magari agli atti del processo?

“A dire il vero, tutto ciò su cui mi sono documentato l’ho trovato su Internet. Quel poco che ho rintracciato direttamente collegabile a Bossetti è stato un audio, e poi le foto apparse più di frequente sui giornali. Del resto il Web è pieno di punti di vista sulla vicenda, ricostruiti da interviste di tutti i tipi, ai familiari, ai testimoni… Più che altro quindi c’era materiale per scoprire l’ambito in cui Bossetti si muoveva ed è cresciuto. Io ho raccolto tutto il necessario a dare di Bossetti un’immagine sfaccettata, fatta di contraddizioni e colori diversi. Poi mi sono concentrato sul fisico, l’aderenza linguistica…”

Il rapporto con Marco Tullio Giordana

Cosa l’ha convinta a proporsi per una parte che l’avrebbe esposta più che mai al giudizio del pubblico?

“Sostanzialmente la qualità del progetto, del soggetto e soprattutto del regista. Quando ci sono questi presupposti si prende il coraggio a quattro mani, e in generale ci si fida”.

C’è stata qualche esperienza passata che le ha fornito più di altre gli strumenti per calarsi in un ruolo che richiedeva tanta prudenza?

“Penso che tutte le mie esperienze pregresse mi abbiano aiutato. Mano a mano si acquista maturità e come attori si cresce. Io però in questo caso ho voluto adottare il classico approccio ‘da artigiano’. Credo di aver ricostruito Bossetti con distacco, preservandone però empatia e contraddizioni, avvicinandomi a lui ma mantenendo anche le distanze”.

Chi l’ha guidata di più nella lavorazione: sceneggiatura, regista o confronto con i colleghi?

“Devo dire che la scrittura era molto secca e precisa, quindi si trattava soltanto di seguirla. La guida principale, invece, è stato Marco Tullio Giordana, che quando dirige ha sempre le idee molto chiare su ciò che cerca. È come se cercasse una sintonizzazione: propostagli la materia, è lui a muoverne volumi e intensità… Molto aiuto comunque mi è venuto da trucco e parrucco di due grandi artisti come Fernanda Perez e Giorgio Gregorini. Per un attore la maschera resta fondamentale a calarsi nella parte”.

Isabella Ragonese interpreta Letizia Ruggeri in Yara

Come si comporta Giordana con gli attori? Dà indicazioni precise o gli lascia spazio?

“Lascia molto spazio a noi attori, pur vedendo cosa succede durante le prove in scena e orientando se necessario il lavoro con correzioni che aiutino a ottenere ciò che gli interessa”.

La scena più difficile e il giudizio del pubblico

Immagino che la scena più complessa sia stata quella del processo…

“Esatto. C’erano tanti attori e comparse coinvolte, ma soprattutto varie macchine e una serie di strumenti tecnici molto sofisticati. È stato soprattutto per questo che ha richiesto – mi pare – almeno tre o quattro giorni di lavoro. Era la scena più impegnativa del film, perché doveva svolgersi tutta d’un fiato e aveva bisogno di una preparazione attenta”.

Tra un ciak e l’altro eravate preoccupati di quale sarebbe stato il responso del pubblico verso il film?

“Sì, era un problema che ci ponevamo abbastanza spesso. E come pensavamo, il pubblico si è abbastanza diviso nel giudizio. C’è chi ritiene legittimamente che quella di Yara Gambirasio sia ancora materia troppo fresca per farne uno spunto narrativo, e chi invece apprezza che se ne sia fatto un racconto oggettivo, non mediatizzato”.

Secondo lei come si giustificano le resistenze di chi non ha digerito il film?

“Non lo so. Forse, il fatto che il film sia così secco e rigoroso, ha deluso chi credeva che avrebbe trovato invece un altro punto di vista che non quello squisitamente oggettivo”.

E sulle polemiche sollevate dalla famiglia e dai legali di Bossetti, lei cosa risponde?

“Non credo stia a me dare un parere su certe polemiche. Quello che mi si chiedeva era di rendere il personaggio di Bossetti, e io l’ho fatto partendo – com’è chiaro che sia – dalla sceneggiatura. Se proprio si vuole chiedere conto del risultato a qualcuno, al massimo bisogna farlo al regista. Ritengo però che, quando si costruisce un racconto del genere, su fatti che per certi versi restano misteriosi, sia normale che capitino presunte incongruenze, volute e non volute”.

Roberto Zibetti dopo Yara

Ha lavorato molto al cinema e in televisione tra gli anni Novanta e Duemila. Com’è cambiato – se è cambiato – il modo di lavorare su un progetto per il grande o il piccolo schermo, con l’arrivo delle piattaforme digitali?

“Alcune cose si sono perse, altre invece si sono guadagnate. Per esempio, il ritmo di lavoro a volte è più serrato, cinema e televisione ormai si mescolano. Ma è anche vero che la qualità dei nuovi progetti è spesso più alta che in passato, e ormai si assiste a una proliferazione di idee interessanti, pensate da nuove leve di autori, registi e tanto altro che stanno creando un indotto molto interessante”.

E tra cinema, teatro e televisione, per cosa si sente di propendere?

“Sinceramente non faccio distinzioni, a me piacciono tutti gli ambiti. E poi, come dico sempre, recitare resta recitare. Il vero discrimine è fare un film di qualità o mettere in scena un bellissimo spettacolo”.

E dopo un personaggio impegnativo come Bossetti, cosa avrebbe voglia di fare?

“A me piace molto fare commedia, con personaggi anche altrettanto complessi come Bossetti, ma non necessariamente dotati di un lato oscuro. Ora comunque sto lavorando alla terza stagione della Porta Rossa, e sono molto contento”.

Yara è disponibile per tutti gli abbonati su Netflix, dov’è uscito lo scorso 5 novembre.

THE CROWN 5 cast, anticipazioni, uscita e streaming ultima stagione

News e anticipazioni

THE CROWN 5 stagione: tutte le anticipazioni su cast, uscita e streaming

Niccolo Maggesi | 20 Ottobre 2022

Netflix The Crown

Tutto quello che sappiamo su The Crown 5: cast, anticipazioni sulla trama, streaming e data di uscita

È ufficiale da tempo ormai che la quinta stagione di The Crown non sarà l’ultima. Netflix ha svelato in anteprima il nome della nuova Regina Elisabetta, che rimpiazzerà Olivia Colman dopo la quarta stagione. Si tratta di Imelda Staunton. Sarà proprio l’ex volto di Harry Potter a indossare un’ultima volta la corona. Quel che però più interessa i fan, oltre a chi sarà nel resto del cast, sono le anticipazioni sulla trama, lo streaming e la data di uscita di The Crown stagione 5. Vediamo dunque tutto ciò che sappiamo almeno per il momento.

The Crown 5: la trama delle puntate della quinta stagione

Secondo le poche anticipazioni che possiamo darvi finora, la stagione 5 di The Crown sarà imperniata sugli eventi più recenti della storia inglese. Se il primo ciclo di episodi ha raccontato gli anni della Seconda Guerra Mondiale, il secondo il periodo immediatamente successivo, il terzo gli anni Sessanta e il quarto è arrivato fino agli anni Ottanta, The Crown 5 si dividerà l’ultimo ventennio della storia della corona con la sesta stagione.

C’è già grande curiosità intorno a ciò, specie perché tra gli eventi principali che verranno trattati, spunta la fine del matrimonio tra Carlo e Diana. Vedremo quindi come la famiglia reale ha reagito e metabolizzato l’avvenimento dalle mura del palazzo. Seguiremo Carlo alla riscoperta definitiva dell’amore per Camilla, e Diana pronta a rivendicare la propria libertà. Secondo la trama ufficiale:

Prossima al 40° anniversario della sua ascesa al trono, la Regina Elisabetta II riflette su un regno che ha incluso nove primi ministri, l’avvento della televisione per le masse e il tramonto dell’Impero britannico. Ma nuove sfide si delineano all’orizzonte. Il crollo dell’Unione Sovietica e il trasferimento della sovranità di Hong Kong segnalano un cambiamento radicale nell’ordine internazionale e presentano sfide e opportunità alla Monarchia… ma nuovi problemi emergono non lontano da casa.

Il Principe Carlo spinge la madre ad acconsentire al divorzio con Diana, gettando le basi per una crisi costituzionale della Monarchia. La vita sempre più separata tra marito e moglie alimenta numerosi pettegolezzi. Quando lo scrutinio dei media si intensifica, Diana decide di prendere il controllo della situazione e infrange le regole familiari pubblicando un libro che minaccia il sostegno di Carlo da parte dell’opinione pubblica ed espone le divergenze all’interno del Casato di Windsor.

Le tensioni salgono quando entra in scena Mohamed Al Fayed che, spinto dal desiderio di essere accettato dalla nobiltà, sfrutta il patrimonio e il potere che si è guadagnato da solo per ottenere un posto alla tavola reale per lui e per il figlio Dodi.

Cast: nuovi attori e personaggi

Seguendo il principio dei cicli precedenti, il cast di The Crown stagione 5 si è dovuto nuovamente rinnovare. Altri attori vestiranno i panni degli stessi personaggi, ritratti in una fase più matura della loro vita. Abbiamo già avuto modo di segnalare il cambiamento più importante: Olivia Colman sarà infatti sostituita da Imelda Staunton.

Quest’ultima, famosa per Harry Potter, Maleficent e in ultimo Downton Abbey, si calerà nel ruolo che prima di lei è stato di Olivia Colman e Claire Foy. L’attrice, oggi sessantaquattrenne, ha dichiarato di sentirsi lusingata dell’opportunità di prendere parte allo show. Le prime voci su una sua partecipazione risalgono al novembre 2019, quando però Netflix provò a negare qualsiasi speculazione.

La conferma dell’entrata di Imelda Staunton nel cast di The Crown 5 è invece arrivata alla fine di gennaio 2020. Nel luglio dello stesso anno, invece, è stato reso noto che la Principessa Margaret avrà il nuovo volto della sessantaquattrenne Lesley Manville, grande attrice di teatro e nota al pubblico per il ruolo della perfida Lydia Quigley in Harlots.

Alla metà di agosto, invece, è stato rivelato che il Principe Filippo sarà interpretato da Jonathan Pryce (Game of Thrones, The Two Popes). Pochi giorni dopo, si è venuto a sapere che Lady Diana sarà invece impersonata dall’attrice franco-australiana Elizabeth Debicki. Infine Dominic West (The Affair) è stato scelto come nuovo Principe Carlo.

Nel maggio 2021 il cast principale di The Crown 5 si è completato con l’annuncio di Olivia Williams (The Father) nei panni della Camilla matura. Per il resto abbiamo:

  • Jonny Lee Miller (Elementary) è il primo ministro John Major
  • Claudia Harrison (Murphy’s Law) è la Principessa Anna
  • Bertie Carvel è Tony Blair
  • James Murray è il Principe Andrea
  • Khalid Abdalla è Dodi Al Fayed
  • Philippine Leroy-Beaulieu (Emily in Paris) è Monique Ritz
  • Salim Daw e Amir El-Masry sono Mohamed Al-Fayed
  • Timothee Sambor è William da bambino
  • Teddy Hawley è Harry da bambino

Data di uscita: quando esce su Netflix

La casa di produzione di The Crown aveva inizialmente spiegato a Deadline che la stagione 5 della serie Netflix non si sarebbe cominciata a girare prima di giugno 2021, il che avrebbe spostato l’uscita al 2022. Notizie più fresche hanno parlato però di un ulteriore slittamento dell’inizio dei lavori a luglio 2021.

L’attesa era già in programma e non ha nulla a che vedere con la pandemia da Coronavirus. Piuttosto, è stata una scelta consapevole (sperimentata anche tra la seconda e terza stagione) dovuta al brusco passaggio dal cast più giovane a quello più maturo. Chiarito ciò, il debutto è in programma ancora una volta per il mese di novembre, precisamente per il giorno 9.

D’altronde la stagione 1 uscì nel dicembre del 2016, la stagione 2 nel novembre 2017, ma la stagione 3, la prima ad aver comportato un rinnovamento del cast, è approdata su Netflix a distanza di due anni, nel dicembre 2019.

Streaming: dove vedere The Crown 5

The Crown resta una produzione originale Netflix, il che rende la serie di esclusiva proprietà della piattaforma. Come per tutte le stagioni precedenti, anche The Crown 5 sarà visibile solo sul servizio di streaming.

Gli episodi, che dovrebbero restare 10 fino alla fine dello show, verranno distribuiti integralmente e in un’unica tranche per consentire il binge watching. Nell’attesa del debutto del capitolo finale, è possibile vedere le prime quattro stagioni.

L’uso di Netflix è subordinato ad un’iscrizione con abbonamento alla piattaforma. L’abbonamento ha un costo variabile che oscilla tra gli 8 e i 18€ circa (tutte le informazioni sul sito ufficiale) al mese. Non ha vincoli contrattuali e può essere perciò interrotto o ripristinato in qualsiasi momento. Per abbonarsi è necessario avere almeno 18 anni ed essere in possesso di una carta di debito o di credito.

Trailer e video

Vi lasciamo anche il trailer esteso della stagione 5 di The Crown, che potete vedere QUI.

giulia maenza

News e anticipazioni

Giulia Maenza a Ciak Generation: “Dalle passerelle più prestigiose a Il filo invisibile di Netflix”

Stefano D Onofrio | 18 Marzo 2022

Netflix

Abbiamo intervistato Giulia Maenza, che interpreta il ruolo di Anna nel film Netflix “Il filo invisibile”: ecco cosa ci ha raccontato

Parla Giulia Maenza

Classe 1999 e una carriera in ascesa quella di Giulia Maenza. La giovane attrice siciliana fa parte del cast de Il filo invisibile, pellicola Netflix che racconta l’ordinaria storia di Leone e i suoi due papà (interpretati da Filippo Timi e Francesco Scianna). Nel film Giulia interpreta il ruolo di Anna, la ragazza per cui il giovane protagonista ha una cotta. Partita dalle passerelle più prestigiose della moda, la Maenza ha sentito l’esigenza di esprimersi attraverso il cinema. Abbiamo parlato dei suoi esordi al fianco di top model come Naomi Campbell e Adriana Lima e di cosa le riserverà il suo futuro lavorativo. Ecco cosa ci ha detto:

D: Ne “Il filo invisibile” interpreti il ruolo di Anna. Come la descriveresti se dovessi presentarla a chi non ha ancora visto il film?

R: Per me Anna riflette tantissimo la generazione di oggi. Ha delle caratteristiche che tutti noi giovani abbiamo come la curiosità, la voglia di scoprire ciò che è diverso da quello che ci sta attorno. Lei ha un’anima rock, è molto protettiva anche nei confronti di suo fratello Dario. Nonostante siano gemelli lei è quella più matura, si mette un po’ da parte per suo fratello. Poi ha voglia di vivere l’amore in qualsiasi forma. Mi piace molto la frase che dice a Leone: “A me non importa chi sei, a me interessa che ti piaccio io”.

D: In una scena la normalità con cui Anna accoglie la notizia che Leone ha due papà viene contrapposta alla reazione meno serena della mamma. Secondo te attualmente in Italia ci sono più persone che reagirebbero come Anna o come sua madre?

R: Sicuramente la situazione sta cambiando. Se mi avessi fatto la stessa domanda 20 anni fa ti avrei risposto che ci sono più persone come la mamma. Secondo me adesso si stanno facendo dei grandi passi avanti anche se c’è ancora tanta strada da fare.

D: La percezione che ho avuto è che Anna guardi con un pizzico d’invidia la famiglia apparentemente perfetta di Leone. È così?

R: Anna non riesce a capire come mai sua madre non riesce ad accettare questa famiglia. Forse perché è migliore della sua? Anna si rende conto che si tratta di una famiglia come le altre, che perciò non deve essere né discriminata né elevata. Per me la famiglia di Leone è normale esattamente come quella di Anna.

D: Ci sono delle caratteristiche del carattere di Anna che ti piacerebbe avere?

R: Forse un po’ la sfrontatezza, secondo me Anna è proprio senza peli sulla lingua. Io invece sono più introversa, mi faccio mille domande prima di fare qualcosa. Mi ha insegnato molto, rimarrà sempre un po’ di Anna dentro di me.

D: Tu provieni dal mondo della moda, hai sfilato per i più importanti brand e al fianco delle più influenti top model. Chi tra, quelle che hai conosciuto, ti è sembrata più “umana” e chi invece era la più inavvicinabile?

R: Inavvicinabile sicuramente Naomi Campbell. Sembrava un fantasma, quando passava era circondata da persone. Poi ho conosciuto Adriana Lima. Lei è stata carinissima, l’ho incontrata durante la mia prima sfilata per Versace (la mia prima in assoluto). Mi ha fatto i complimenti e mi ha accolto come fossimo amiche.

D: Cosa ti ha dato di più la recitazione rispetto alla moda e perché hai sentito l’esigenza di provare questa nuova forma di comunicazione?

R: Io amo la moda allo stesso livello del cinema. Hanno una cosa in comune che è l’immagine ma nella moda non si va oltre, a volte non viene richiesta nemmeno l’emozione. Io sentivo l’esigenza di esprimere qualcosa che ho dentro e che sono riuscita a sfogare nel cinema.

D: Se dovessi descrivere Anna con un capo d’abbigliamento, quale sceglieresti?

R: Secondo me degli anfibi giganteschi, giacca di pelle. Me la immagino un po’ rock!

D: Se dovessi immaginarti nel cast di un teen drama, italiano o internazionale, quale sceglieresti?

R: Euphoria, vorrei fare Rue. Sono andata veramente in fissa per quella serie, è fatta benissimo e i personaggi sono sviluppati perfettamente.

D: Se avessi la possibilità di incontrare il tuo idolo del mondo del cinema, qual è la prima cosa che gli chiederesti?

R: Il mio idolo è Monica Vitti, che purtroppo è venuta a mancare qualche settimana fa. Sono una sua grande fan sin da piccola, adoro tutti i suoi film. Le chiederei di darmi una lezione di recitazione, starei lì a parlare per ore e a farmi raccontare tutte le sue esperienze.

D: Ti ricordi come è andato il tuo primo provino?

R: Il mio primo provino è andato molto male (ride, ndr). Non ho mai studiato recitazione e quindi mi sono detta “vabbè, proviamo”. Sono sempre stata un po’ timida e quindi sono andata in ansia. Fortunatamente però, anche con il tempo e la pratica, si riesce ad acquisire più sicurezza.

D: Progetti futuri? Stai lavorando su qualcosa?

R: Presto uscirà una serie su Prime Video, ma non posso ancora parlarne. Poi ho qualche progetto per il 2022, vediamo se va tutto bene.

D: La tua serie tv preferita?

R: Sherlock, io sono innamorata di Benedict Cumberbatch. Quando ho saputo che non ci sarebbero state più stagioni mi è venuto un colpo, però la guarderei di continuo. E poi anche Breaking Bad.

Inventing Anna Rachel Williams vera contro serie TV Netflix

News e anticipazioni

Inventing Anna: la vera Rachel Williams contro la serie di Shonda Rhimes

Niccolo Maggesi | 22 Febbraio 2022

Netflix Shondaland

La vera Rachel Williams, protagonista dello scandalo di Anna Delvey ricostruito nella serie Netflix Inventing Anna, si scaglia contro lo show

Inventing Anna non sembra smettere di appassionare il pubblico di Netflix, restando ai primi posti della classifica italiana (e non solo) delle produzioni più viste. Ma c’è qualcuno a cui la serie TV firmata da Shonda Rhimes ha lasciato l’amaro in bocca. Stiamo parlando della vera Rachel Williams, ex foto editor di Vanity Fair e amica di Anna Delvey, direttamente coinvolta nella storia della truffatrice.

Rachel e Anna: tutti i trascorsi

Rachel avvicinò Anna negli anni in cui la Delvey frequentava la vita mondana a Manhattan. La seguiva sui social, ed ebbe occasione di incontrarla diventandone grande amica.

Con lei fece un viaggio in Marocco, dove alloggiò al lussuoso La Mamounia di Marrakesh. Qui, dopo aver consegnato alla reception la sua carta di credito aziendale come garanzia di pagamento del soggiorno, Rachel si scoprì derubata di 62 mila dollari dall’amica. Questo perché Anna, che si fingeva una ricca ereditiera, non poteva in realtà contare su alcun fondo fiduciario della famiglia. Piuttosto, fino ad allora era rimasta a galla grazie ai finanziamenti di banche e istituti di credito che le avevano erroneamente dato fiducia.

Denunciata per truffa, fu proprio Rachel a consegnare l’amica alle autorità credendo di accelerare le procedure per riavere i suoi soldi. Nel frattempo, Vanity Fair aveva scoperto l’ammanco di denaro sulla sua carta di credito, e per questo l’aveva sospesa dal lavoro.

Mentre Anna aspettava di sottoporsi a processo, Rachel cercò di recuperare il denaro vendendo la sua storia ai media. Prima scrisse di suo pugno un articolo su Vanity Fair, poi fece accordi con case editrici e TV per un libro e la trasposizione della sua verità sul piccolo schermo.

La vera Rachel Williams contro Inventing Anna

Shonda Rhimes l’ha battuta sul tempo con Inventing Anna, ma la vera Rachel Williams è fermamente contraria alla versione della storia resa dalla serie di Netflix.

“Penso che promuovere tutta questa storia e celebrare una sociopatica, narcisista, comprovata criminale sia sbagliato”, ha detto di nuovo a Vanity Fair, a cui ha concesso un’intervista esclusiva.

Secondo Rachel Williams, Inventing Anna offrirebbe uno sguardo distorto sulla vera storia.

“Lo show cerca di confondere la distanza tra realtà e finzione. Penso sia uno spazio particolarmente pericoloso, più del terreno relativo al crimine effettivo, perché le persone, quando si tratta di intrattenimento, credono di capire meglio le cose che dal telegiornale. Sono i legami emotivi con una storia che danno forma alle nostre convinzioni”.

Soprattutto, però, la Williams ritiene che la serie di Shonda Rhimes restituisca un’immagine di sé che non le corrisponde affatto.

Persona vs. personaggio

Il suo personaggio, interpretato da Katie Lowes, è dipinto come un’opportunista che accantona l’amicizia di Anna alla prima delusione. Dopo aver tratto vantaggio dalle sue conoscenze, dagli ambienti che frequentava e dalle opportunità che le offriva, Rachel arriva a farla arrestare pur di riavere i suoi soldi, come dimenticando il passato tra loro.

“La vicenda ha sicuramente avuto un grave impatto su di me. Come ho detto ormai anche troppe volte, è stata la cosa più difficile che io abbia superato, e parlo del tradimento come del denaro. Intendo il fatto di essere stata tradita da qualcuno di cui mi fidavo, e in modo enorme.

L’intera identità di Anna era una completa farsa. E questo mi ha provocato un loop di ricordi, nei quali col senno di poi ravvisare i segnali di ciò che non avevo capito. È per questo che ho scritto un libro: rimuginare sulla vicenda e provare a elaborare l’accaduto mi stava facendo annegare”.

La mia amica Anna per HBO

Se i diritti sulla vita di Anna sono andati a Netflix per farne la serie Inventing Anna, la vera storia di Rachel Williams, confluita nel libro La mia amica Anna, è finita invece nelle mani di HBO.

La rete via cavo avrebbe dovuto produrne uno show diretto da Lena Dunham, ma la pandemia e l’uscita della serie Netflix hanno stravolto i piani iniziali. Così ad oggi la Williams continua ad avere in mano i diritti della sua storia, e aspetta che qualcun altro abbia voglia di raccontarla.

Nel frattempo si è vista interpretare sul piccolo schermo da Katie Lowes, che ha spiegato di essersi ispirata a un’amica per il personaggio di Rachel.

“Io non l’ho mai sentita. Per quel che ho visto,” commenta con sarcasmo la Williams, “l’interesse della Lowes per l’accuratezza della verità dei fatti, dovendo interpretare me come sono, mi pare si sia limitato a pronunciare il mio nome per intero. Questa specie di mezza-verità”, insiste la giornalista, “è molto più insidiosa di una completa bugia, perché porta gli spettatori, malinformati, a confondere la finzione con una realtà fondata su rari frammenti di essa”.

Inventing Anna è interamente disponibile per lo streaming solo su Netflix.

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