Addio a Tom Stoppard, il drammaturgo che rese Shakespeare cool
Con Tom Stoppard, scomparso il 29 novembre a 88 anni, se ne va uno dei rari intellettuali che hanno saputo…
Con Tom Stoppard, scomparso il 29 novembre a 88 anni, se ne va uno dei rari intellettuali che hanno saputo costruire un ponte tra teatro d’autore e grande pubblico cinematografico. Perché Stoppard era un intellettuale, non un intellettualoide. Ma anche la dimostrazione che brillantezza (“L’eternità è un pensiero terribile. Voglio dire: dove andrà a finire?”) e accessibilità non sono nemiche.
Mick Jagger lo ha definito “un gigante del teatro inglese, al tempo stesso altamente intellettuale e molto divertente”, mentre Re Carlo III lo ha ricordato come “un caro amico che indossava il suo genio con leggerezza”.
Dal palcoscenico allo schermo: un salto senza rete
Tom Stoppard (nato Tomáš Straussler il 3 luglio 1937 nell’allora Cecoslovacchia) rappresenta un caso quasi unico nel panorama culturale contemporaneo. Un autore teatrale di complessità filosofica che non ha annacquato la sua visione quando si è avvicinato al cinema.
Mentre molti drammaturghi vedono Hollywood come una concessione commerciale, lui l’ha trattata come un’estensione naturale del suo lavoro. Portò sullo schermo la stessa densità di idee che caratterizzava i suoi testi per il palcoscenico.
Le sue sceneggiature mantengono stratificazione di riferimenti culturali, passione per il gioco linguistico e intellettuale e profondità tematica. Elementi che hanno reso celebri opere teatrali come Rosencrantz e Guildenstern sono morti o Arcadia.
In film come Enigma (2001), prodotto proprio da Mick Jagger, Tom Stoppard aveva dimostrato che anche una storia di spionaggio durante la Seconda Guerra Mondiale poteva diventare un’indagine sulla natura della verità e del segreto, senza mai perdere il ritmo narrativo richiesto dal grande schermo.
La sua capacità stava nel non tradire né il pubblico né sé stesso. Chi cercava intrattenimento lo trovava, chi voleva approfondire aveva materiale su cui riflettere.
Shakespeare in Love: quando l’Oscar premia l’intelligenza
Ma è con Shakespeare in Love (1998) che Stoppard firmato il suo capolavoro cinematografico. Una sceneggiatura pressoché unica co-firmata con Marc Norman (con lui nella foto IPA).
Diretto da John Madden e interpretato da Gwyneth Paltrow e Joseph Fiennes, il film conquistò 7 Oscar alla cerimonia del 1999, incluso quello per Miglior Film e Miglior Sceneggiatura Originale. A produrre, l’oggi vituperato e ostracizzato Harvey Weinstein con la sua miscela luciferina di astuzia, senso dello spettacolo e gusto per l’azzardo culturale (come avrebbe fatto qualche anno dopo con The Hours).
L’operazione era rischiosa sulla carta: un film su Shakespeare che parla di Shakespeare. Pieno di citazioni, giochi meta-teatrali e riferimenti all’opera del Bardo. Eppure Stoppard riuscì nell’impresa di renderlo accessibile e romantico senza banalizzarlo, intelligente senza essere pedante.
La storia di un giovane Will Shakespeare alle prese con il blocco dello scrittore e un amore impossibile diventò un inno alla creatività artistica. Funzionava su più livelli: come commedia romantica, come riflessione sul processo creativo, come omaggio alla cultura elisabettiana.
Shakespeare in Love rese improvvisamente cool il teatro rinascimentale. Ragazzi che non avrebbero mai aperto un volume delle opere complete si ritrovarono a citare versi, a incuriosirsi sulla vita del drammaturgo. A scoprire che dietro quei testi c’era passione, umorismo, umanità.
Fu un’operazione di divulgazione culturale mascherata da blockbuster hollywoodiano. Eattamente il tipo di gioco intellettuale che Stoppard amava.
Il successo agli Oscar fu anche un momento simbolico: l’Academy premiava l’intelligenza, la cultura letteraria, la capacità di intrattenere elevando invece che abbassando il livello. Shakespeare in Love dimostrò che il pubblico era pronto per qualcosa di più sofisticato, se presentato nel modo giusto.
Tom Stoppard: linguaggio, conoscenza e sentimento
Come ha sottolineato la sua biografa Hermione Lee, il segreto di Tom Stoppard era la “combinazione di linguaggio, conoscenza e sentimento”. Nel cinema, dove spesso si pensa che l’intellettualismo allontani il pubblico, lui ha dimostrato il contrario. Si può essere profondi e popolari, colti e divertenti, shakespeariani e contemporanei.
I teatri del West End abbasseranno le luci martedì 2 dicembre per due minuti in suo onore. Ma forse l’omaggio più significativo sarà quello di milioni di spettatori che, grazie a lui, hanno scoperto che Shakespeare non è un dovere scolastico, ma una fonte inesauribile di storie ancora vive. Capaci di parlare al presente.
Con Tom Stoppard se ne va un artista che ha dimostrato che l’arte non deve scegliere tra essere popolare ed essere importante. Può essere entrambe le cose, se si ha il talento per farlo.