sceneggiatori io ti cercherò

Intervista agli sceneggiatori e alla produttrice di Io ti cercherò, la nuova fiction Rai Uno

2Abbiamo intervistato Maddalena Ravagli e Leonardo Fasoli e Verdiana Bixio, sceneggiatori e produttrice della nuova fiction di Rai Uno Io ti cercherò

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Maddalena Ravagli e Leonardo Fasoli, sceneggiatori di Io ti cercherò

Qualche giorno fa abbiamo raggiunto telefonicamente gli sceneggiatori di Io ti cercherò, nuova fiction con protagonista Alessandro Gassman, Luigi Fedele e Zoe Tavarelli. La nuova serie andrà in onda su Rai Uno a partire dal prossimo lunedì 5 ottobre per un totale di quattro serate con un cast d’eccezione.

A raccontarci qualche dettaglio e a svelarci qualche prima anticipazione sul nuovo progetto della rete pubblica sono stati Maddalena Ravagli e Leonardo Fasoli. Ecco quello che ci hanno raccontato.

D: Io ti cercherò è la storia di un padre che cerca di scoprire la verità sulla morte del figlio, che viene archiviata come suicidio. Può darci qualche piccola anticipazione su quello che dobbiamo aspettarci?

Ravagli: Posso dirle in maniera generica che ci si può aspettare non solo un viaggio investigativo ma anche un viaggio del protagonista dentro sé stesso per fare un bilancio su quella che è stata la propria vita. Un viaggio comune a molti di noi quando degli eventi molto importanti ci portano a rileggere tutto ciò che abbiamo fatto.
Fasoli: E’ una sorta di indagine anomala, perché il poliziotto non è più un poliziotto e non sta indagando su qualcosa che è successo a qualcun altro ma sta indagando per scoprire chi era il figlio con il quale aveva perso contatto da un po’ di tempo. Perciò da una parte ci sono tutti quegli elementi che si trovano nel genere crime, dalle indagini al pericolo, dall’altra c’è uno sfondo abbastanza realistico perché è ispirato da inchieste vere e da fatti realmente accaduti.

Parlano gli sceneggiatori di Io ti cercherò: come è stato lavorare con Alessandro Gassmann

Alessandro Gassmann e Luigi Fedele

D: E’ una storia che racconta anche il rapporto tra un padre ed un figlio, un legame molto spesso fatto di contrasti e incomprensioni. E’ l’amore che Valerio prova per Ettore (Luigi Fedele, ndr) che lo spinge a cercare la verità sulla sua morte. In che modo verrà raccontato il loro rapporto?

Ravagli: La chiave di scrittura che abbiamo utilizzato è proprio questa. Per poter avanzare concretamente nelle indagini, questo padre ha bisogno di rileggere chi era suo figlio in un modo diverso da come era riuscito a leggerlo fino a quel momento poiché questo lo aveva portato solo ad uno scontro. Ha bisogno di capire fino in fondo chi era e che cosa faceva per poter scoprire cosa gli è successo veramente. Questo secondo noi dà una chiave di universalità perché a molti di noi che abbiamo figli capita di affrontare un momento (quando diventano giovani uomini o giovani donne) in cui non li capisci più, in cui ti sembra che il loro modo di leggere le cose sia diverso dal tuo, sbagliato o addirittura deludente. Si cerca di indagare in queste emozioni che sono comuni a molti genitori.
Fasoli: C’è uno sfondo famigliare molto forte perché oltre ad un padre che cerca il figlio viene descritto il mondo in cui il padre vive: c’è il fratello con cui ha un rapporto fortissimo, il padre di lui che era a sua volta un poliziotto, c’è il rapporto da recuperare di questo padre con il figlio che è stato interrotto per scontri ed idee diverse. In tutto questo c’è un’interpretazione di Gassmann molto potente e che lui ha sentito molto. Ed è anche un modo per un padre di fare i conti con la sua vita. La morte del figlio lo costringe a ripensare a degli episodi chiave della sua vita ed è una sorta di presa di coscienza delle proprie debolezze e dei propri errori.

D: Valerio (il protagonista interpretato da Alessandro Gassmann) è un personaggio dalla storia molto turbolenta che compie un percorso personale nel corso delle puntate. Come descriverebbe la sua storia e come è stato lavorare con Gassmann?

Ravagli: E’ stata veramente un’esperienza bella e ricca. Alessandro ha un atteggiamento come attore molto simile a quella che abbiamo noi come autori, cioè utilizzare delle chiavi di verità che provengono sia dall’osservazione di contesti o dalla propria vita e trasformarle. Lui ha un figlio, che è più o meno della stessa età del figlio del protagonista, perciò ha cercato di pescare anche nel suo bagaglio personale di esperienze per mettere in scena il personaggio di Valerio.
Fasoli: Molto bello, perché è un attore molto pieno di entusiasmo e generoso. Lui ha un figlio, più o meno della stessa età del protagonista, e lui a sua volta è stato figlio di un padre molto importante. Sentiva particolarmente questo tipo di legame padre/figlio e, avendolo vissuto in maniera molto intensa sia come figlio che come padre, è riuscito a trasmettere al suo personaggio questa stessa intensità.

La Rai e i prossimi progetti

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Il cast di Io ti cercherò: da sx Luigi Fedele, Andrea Sartoretti, Maya Sansa ed Alessandro Gassmann

D: Io ti cercherò andrà in onda dal prossimo lunedì 5 ottobre su Rai Uno per quattro serate. Ci sono differenze di scrittura, di linguaggio o di trama tra una storia scritta per una serie tv Rai rispetto ad una Sky?

Ravagli: Ce ne sono sempre di meno. Rispetto alla Rai nella quale ho cominciato a lavorare 20 anni fa, queste differenze si sono assottigliate molto. La Rai ha intrapreso un percorso per modernizzare un prodotto e per non aver più paura a mettere in scena le contraddizioni dei personaggi e non solo un modello aspirazionale. C’è una ricerca di maggiore verità e si cerca di rappresentare una realtà. La Rai è partita molto lontano in questo e ha fatto un enorme percorso.
Fasoli: Il livello di attenzione di un pubblico che sta pagando un abbonamento potrebbe essere più alto e dunque alcune cose possono essere date più per elissi e non raccontarle troppo. Nel pubblico più vasto e più variegato bisogna fare uno sforzo ulteriore nel racconto. Oggi le cose però stanno cambiando, anche la Rai sente l’esigenza di una modernizzazione chiamando persone che scrivono maggiormente per canali satellitari perché sanno che vanno a cercare un tipo di linguaggio più rapido, meno spiegato e affidato al racconto delle immagini e meno alle parole.

D: C’è una storia di attualità o di cronaca che le piacerebbe raccontare?

Ravagli: Noi abbiamo in preparazione un altro progetto sempre Rai per la regia di Ciro Visco che segue idealmente questa linea di cui parliamo ora. Si tratta di un progetto duro, che racconta un’altra realtà complessa che è il mondo della pedopornografia e della scomparsa di “quelli che non contano niente”. Si tratta di scomparse che in molti casi vengono trascurate e non registrate, ce ne sono 363 all’anno che non arrivano quasi mai nemmeno al commissariato di polizia. Tutti i progetti a cui stiamo lavoriamo hanno sempre una stessa caratteristica, cioè il tentativo di raccontare con realismo un contesto.

D: Se potesse scegliere un attore (italiano o internazionale) con cui lavorare, chi sceglierebbe?

Fasoli: Luca Marinelli è un attore molto bravo e mi piacerebbe poter fare una cosa che interpreta lui.

Gli sceneggiatori di Io ti cercherò sull’ultima stagione di Gomorra

D: Gomorra tornerà presto con un’ultima stagione molto attesa perché ritroveremo un personaggio molto amato dal pubblico della serie, Ciro l’immortale. Può svelarci qualche anticipazione?

Ravagli: In quest’ultima stagione i personaggi di Ciro e di Genny avranno uno spazio per avere una resa dei conti su tutto un vissuto che da un lato li lega e dall’altro lato contrapposti. Dal racconto di quest’ultima stagione non ci saranno angoli inesplorati.

D: Lei è docente di Master di Scrittura Seriale dell’Università di Perugia e al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma. Qual è il consiglio principale che dà ai suoi studenti o in generale a chi sogna di lavorare nel dietro le quinte del mondo della serialità?

Ravagli: Il consiglio è sempre lo stesso, cioè quello di vivere e di osservare molto. Adesso chi ama il cinema ha un’infinita possibilità di accesso a film: hai Netflix, RaiPlay, Amazon Prime, Sky ecc. Questo è importantissimo perché hai la possibilità di studiare e chi vuole scrivere non può prescindere da questo. E’ importante vedere, è importante fare esperienza nelle varie professioni che ci sono all’interno di un set. Bisogna poi cercare nell’ideazione di non rimasticare cose già viste, anche se si tratta di eventi sublimi, ma cercare di avere un’autenticità. L’autenticità ce l’hai nell’osservazione delle realtà che vuoi raccontare e nell’osservazione profonda di sé stessi, cioè nei tuoi rapporti personali. In questa capacità di osservare c’è una chiave di originalità che paga sempre.

D: Negli ultimi mesi sta lavorando o ha lavorato a diversi progetti paralleli, sia nazionali che internazionali. Django, Opium, The Kollective e l’ultima stagione di Gomorra appunto. Come riesce a gestire contemporaneamente più storie e più dialoghi?

Fasoli: Ogni progetto necessita di una vera e propria immersione completa: una settimana ti immergi completamente in un progetto abbandonando tutti gli altri. Quando ti trovi di fronte a storie di mondi molto diversi da quelli che viviamo normalmente c’è il bisogno di fare un lavoro di studio delle documentazioni e delle fonti.

D: Una domanda di rito a tutte le persone che intervistiamo: qual è la sua serie preferita?

Ravagli: Potrei dirle serie molto opposte come I Soprano’s o True Detective, soprattutto la prima e la terza stagione.
Fasoli: Una delle mie serie preferite è Better Call Saul e allo stesso tempo Breaking Bad. La prima ha un tocco che mi piace molto sia nella costruzione dei personaggi sia la costruzione degli episodi che, da sceneggiatore, mi colpisce per come è accurata e precisa e allo stesso tempo invisibile e delicata.

D: E’ la prima volta che lavora con Publispei e Verdiana Bixio? Come è stato?

Ravagli: E’ stato molto bello perché Verdiana, oltre ad essere una persona generosa, attenta e molto capace, è una persona in crescita. Non è una di quelle persone che pensa di aver già imparato tutto e queste sono le persone migliori con cui si può lavorare.
Fasoli: Ci siamo trovati molto bene. E’ una produzione che ci ha dato tutto quello che ci veniva chiesto e ci ha difeso per le scelte che volevamo fare, in cui ha creduto e che ha condiviso al 100%.

Questo invece quello che ci ha raccontato Verdiana Bixio

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