ludovica coscione

News e anticipazioni

Ludovica Coscione a Ciak Generation: “Teresa è il Mare Fuori di Edoardo”

Stefano D Onofrio | 20 Gennaio 2022

Ludovica Coscione Mare Fuori

A tu per tu con Ludovica Coscione, attrice di Mare Fuori: dall’amore di Teresa ed Edoardo al suo esordio in tv ad appena 16 anni

Ludovica Coscione si racconta

Ludovica Coscione ha mosso i suoi primi passi nel mondo della tv quando era solo un’adolescente, ad appena 16 anni, con la fiction Non dirlo al mio capo. Oggi, che di anni ne ha 22, è un’attrice affermata e una ragazza garbata con i piedi ben saldi a terra e la consapevolezza di quanto lo studio sia necessario per ottenere gli obiettivi prefissati. Reduce dal successo di Mare Fuori, che ha di recente festeggiato un importante record di visualizzazioni su RaiPlay, Ludovica ci ha raccontato la sua Teresa, ci ha parlato della sua storia turbolenta con Edoardo e di un suo ipotetico ritorno nella terza stagione. Spazio poi agli esordi, i primi provini, come è nata la sua passione per la recitazione e a quel piano B, fatto di tomi di diritto e di manuali da migliaia di pagine, che continua a seguire con dedizione e impegno.

Quando hai capito che la recitazione sarebbe stata la tua strada? C’è stata una serie tv o un film che ti ha fatto sognare di voler stare dall’altra parte dello schermo?

Io credo che delle cose siano destinate a noi, soprattutto l’arte, e prima o poi trovano il modo di uscire. A me è successo proprio così, sono sempre stata un’appassionata di serie tv, film, binge watching. Guardavo serie tv, in particolare Glee e Gossip Girl, in contemporanea con l’America e ripetevo le battute, mi immedesimavo nei personaggi. A un certo punto anche mia madre mi ha detto ‘perché non provi?’. Ed è successo questo, ho fatto un workshop di recitazione e da lì è nato il provino per Non dirlo al mio capo, che è la prima serie che ho girato.

A proposito di Gossip Girl, sei team Blair o team Serena?

Quando ero più piccina ero team Blair ma forse lo sono tuttora perché è un personaggio che mi diverte di più e che mi piacerebbe interpretare perché è quanto di più lontano dalla mia personalità. Forse però Serena era la più matura tra le due, forse il personaggio che ad oggi preferisco perché è quella che avrà una crescita maggiore, è un po’ meno tossica. Quindi 50/50.

Ho letto che sei iscritta a giurisprudenza e che il tuo piano iniziale era quello di diventare un avvocato penalista. È stato più difficile sostenere diritto privato o il primo provino della tua vita?

Continuano a essere più difficili gli esami, tutti, soprattutto rispetto al primo provino. L’ho fatto in maniera inconsapevole, non sapevo a che cosa stavo andando incontro. Anche oggi, nonostante abbia più consapevolezza, comunque restano più difficili gli esami. Per me, come diciamo a Napoli, è “na mazzata in fronte” dare gli esami.

Ti ricordi quale è stato il tuo primo provino?

Il mio primo provino è stato proprio Non dirlo al mio capo. Ho avuto anche tanta fortuna, è un lavoro dove tante volte sei al posto giusto nel momento giusto. Loro cercavano una ragazzina adolescente e io all’epoca lo ero, avevo 16 anni, che raccontasse proprio l’adolescenza ai giorni nostri. Non avendo mai studiato, ero giusta. In tanti provini non vengo presa perché devo ancora migliorarmi e devo ancora studiare tanto.

Nell’ultima puntata di Mare Fuori 2 vediamo un frame in cui c’è Teresa che prende la catenina che le è stata regalata da Edoardo e la getta in mare. In molti pensano che in quella scena ci sia anche un tuo addio alla serie. È così?

Non posso dire se sarà effettivamente così, stavolta non posso dirlo perché davvero non lo so neanche io. In realtà la collanina, come molte persone hanno notato, è stata strappata ma non gettata proprio per lasciare uno spazio anche agli sceneggiatori. Era una scena che inizialmente non era neanche sul copione. Io ringrazio tantissimo il regista Ivan Silvestrini perché lui voleva dare una probabile chiusura a Teresa, quindi è una scena che abbiamo aggiunto insieme. Non so come andrà, da un lato personale mi piacerebbe fare una terza stagione. Parlando da un punto di vista professionale, seguendo i valori e i messaggi che porta Teresa, sarebbe anche giusto che finisse. Io sono molto simile a Teresa, c’è tantissimo di me in lei. Io, Ludovica, non tornerei mai sui miei passi a fronte di una situazione del genere. Mi piacerebbe tornare perché è come tornare al liceo, però sarebbe giusto non tornare.

La relazione tra Edoardo e Teresa è molto amata dal pubblico ma allo stesso tempo c’è chi pensa si tratti di un rapporto d’amore tossico. Quale è la tua posizione in merito?

Io non credo che la loro sia stata una relazione tossica. Da un punto di vista di Teresa, lei non era assolutamente a conoscenza della situazione che Edoardo aveva alle spalle. Ho trovato molto bello che lei non abbia avuto pregiudizi nei confronti di un ragazzo che non conduce una vita come la sua e che si trova in carcere. Non la definirei tossica neanche da parte di Edoardo. Lui è genuinamente convinto che Teresa e la sua famiglia siano due cose completamente diverse. Teresa rappresenta un po’ la vita che avrebbe voluto, mentre sua moglie e suo figlio rappresentano il contesto in cui è nato. Lui pensava di non avere una via d’uscita mentre Teresa rappresenta proprio quello, è il suo “mare fuori”. Forse tanti al posto suo cercherebbero quella via d’uscita.

Nel brano “N’ata poesia” Matteo Paolillo parla a nome di Edo e scrive una lettera a Teresa dopo quello che è accaduto in Mare fuori 2. Come risponderebbe Teresa? 

Teresa è molto simile a me, l’ho veramente cucita addosso a me proprio perché non era così tanto strutturata. Forse risponderebbe come Ludovica e quindi non risponderebbe. Io sono una persona che dà veramente l’anima, quindi nel momento in cui subisco un torto metto un muro.

Io invece, quando ho sentito per la prima volta la canzone, ho detto a Matteo “tu me la devi scrivere e la devo incorniciare” perché è pazzesca.

Immaginiamo una versione americana di Mare fuori. Quale attrice vedresti nei panni di Teresa?

Me ne sono venute in mente subito due. Mi piacerebbe vedere nei panni di Teresa Elizabeth Olsen, che però anche come età scenica si mostra più grande di me. Il secondo nome è Sadie Sink (Stranger Things). Tra l’altro ho avuto modo di guardarla di recente nel video di All too well di Taylor Swift, che in realtà è un cortometraggio, e ho avuto modo di apprezzarla ancora di più. Vedere in quei 10 minuti questa storia raccontata che inizia bene e finisce con lei che sta malissimo mi ricorda molto la storia tra Teresa ed Edoardo.

Sei molto seguita sui social network soprattutto da ragazze che ti scrivono e commentano tutte le tue foto. Quale è stato il messaggio più bello che hai ricevuto e quello che ti ha fatto più male?

Mi è piaciuto molto il fatto che tu abbia sottolineato che la maggior parte siano ragazze perché è vero e trovo sia una cosa molto bella. E’ molto bello che ci sia un seguito femminile perché mi permette di lanciare dei messaggi.

Il messaggio più bello mi è difficile dirtelo perché ne ricevo davvero tanti di belli, molti li ho salvati in una cartella che conservo. Quello che mi ha fatto rimanere male, sarò molto onesta, nessuno. Ho letto dei commenti poco gradevoli ma farmi male è un parolone perché arrivano da persone che non conosco o che non posso guardare in faccia perché sono profili finti. Mi lascio ferire solo dalla mia famiglia, nemmeno da persone a me molto care. Figuriamoci per delle persone che non ho mai visto in vita mia.

Qual è il personaggio che hai interpretato in cui rivedi maggiormente Ludovica?

Ti risponderei Teresa, proprio per quello che ti ho detto poc’anzi. Però è anche vero che in tutti i personaggi gli attori mettono un po’ di loro. Avranno sempre qualcosa di tuo, anche il modo di sorridere, di gesticolare, di toccarsi i capelli. Poi ovviamente anche in base all’età. Mia, il personaggio che ho interpretato in Non dirlo al mio capo, mi rappresentava molto a 16 anni, Teresa mi rappresenta molto a 22 e così sarà con i prossimi.

Parliamo di TikTok dove ho visto che sei molto attiva. C’è il trend che sta spopolando in questo momento che è legato proprio a una scena di Mare Fuori tra te ed Edoardo. Ci racconti come è nato?

Ti dico la verità, non ne ho idea. Ho scaricato TikTok nel marzo del 2020 per passare il tempo. Un mesetto fa ho trovato questo trend che riguarda Mare Fuori e non so come sia nato e chi l’ha creato, ma è esploso. Io abito a Napoli, qualche giorno fa stavo passeggiando vicino casa mia. C’è questo cantante bravissimo, Gabriele Esposito, stava cantando altre canzoni, mi vede e mi urla “Teresa” e abbiamo canticchiato insieme questa canzone di Liberato (Me staje appennenn’ amò, ndr) . Trovo sia una cosa carinissima, dovrebbero farlo con molti più film.

C’è un’attrice americana a cui ti ispiri?

Mi è venuta subito in mente Angelina Jolie. Mi piace tantissimo che lei sia una donna composta, elegante e molto fine ed eppure la maggior parte dei suoi ruoli sono completamente fuori dagli schemi. Uno dei suoi film preferiti in assoluto è Ragazze interrotte in cui lei interpreta questa ragazza, Lisa, che è rinchiusa dentro un manicomio. Poi magari vedi lei presentare quello stesso film super composta, con queste spalle sempre dritte e una postura perfetta. Mi piace molto questo di lei.

“Non dirlo al mio capo”, “Il Paradiso delle signore”, “Mare fuori”: la tv ti ha conquistato ma ti vedresti al cinema? E se sì, in che tipo di film?

Assolutamente sì, è un po’ quello il mio obiettivo. Sarebbe un sogno per me poter andare al cinema con le persone a me care e vedermi lì, con questo schermo enorme e gli altoparlanti con il volume altissimo. Io ho avuto il covid fino a qualche giorno fa, non sapevo come ammazzare il tempo e ho iniziato a guardare i film della Marvel (che non ho ancora finito, ma quanti ne sono?). Mi piacerebbe tantissimo vedermi interpretare il ruolo di un supereroe, mi piacerebbe provare il green screen e gli effetti speciali. Ho visto anche delle interviste degli attori in cui dicevano che in quei momenti ti senti sciocco perché fai delle cose, non vivi nulla e poi vedi il risultato successivamente. Secondo me deve essere molto divertente.

Progetti futuri?

Ho sempre paura di fare casini e spoilerare. Sono impegnata con altri progetti, uno per la tv è anche terminato. E poi questo (mostra il libro di Diritto dell’Unione Europea, ndr).

Qui puoi vedere un estratto dell’intervista a Ludovica Coscione.

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News e anticipazioni

Sopravvissuti, tutti gli attori di Mare Fuori presenti nella fiction Rai Uno

Stefano D Onofrio | 10 Ottobre 2022

Mare Fuori

Da Giacomo Giorgio a Nicolas Maupas: tutti i protagonisti di Mare Fuori che sono presenti nella fiction di Rai Uno Sopravvissuti

Il cast di Sopravvissuti

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Lino Guanciale – Sopravvissuti (Rai Uno)

I fan di Mare Fuori hanno avuto forse un deja-vu nel guardare le prime due puntate di Sopravvissuti.

La nuova fiction di Rai Uno, con protagonista Lino Guanciale, ha debuttato lo scorso lunedì 3 ottobre. Molti gli attori protagonisti del ricco cast corale che provengono da un altro grande successo firmato dalla tv di Stato.

Anche la regia porta la firma di un nome legato al mondo di Mare Fuori. Stiamo parlando di Carmine Elia, regista della prima stagione del teen drama di Rai Due.

Ecco invece tutti gli attori che hai già visto nell’IPM di Napoli.

Giacomo Giorgio

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Giacomo Giorgio – Sopravvissuti

Tra i protagonisti di Sopravvissuti troviamo Giacomo Giorgio.

Nella nuova serie di Rai Uno veste i panni di Lorenzo Bonanno, un uomo senza scrupoli uscito di poco di prigione.

Anche in Mare Fuori il ruolo di Giorgio era tutt’altro che rassicurante.

L’attore vestiva i panni di Ciro Ricci, uno dei ragazzi più problematici dell’IPM e appartenente a un clan di camorristi. Il suo personaggio è uscito di scena al termine della prima stagione ma dovrebbe avere una parte nella terza.

Vincenzo Ferrera da Mare Fuori a Sopravvissuti

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Vincenzo Ferrera – Sopravvissuti

Un altro volto proveniente da Mare Fuori è quello di Vincenzo Ferrera.

Suo il ruolo di Tano Russo, uno degli operai navali che è partito per il viaggio di beneficenza a bordo della Arianna.

Nel teen drama di Rai Due veste invece i panni di uno dei personaggi più positivi.

Parliamo di Beppe, uno degli educatori dell’IPM.

Pia Lanciotti

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Pia Lanciotti – Sopravvissuti

Presente sia nel cast di Sopravvissuti che in quello di Mare Fuori anche Pia Lanciotti.

Nella fiction del primo canale interpreta il ruolo di Anita Clementi, la mamma poliziotta di Gabriele (uno dei morti del naufragio).

In Mare Fuori veste invece i panni della pericolosa Wanda Di Salvo, mamma di Ciro.

Gli appassionati di serie tv avranno sicuramente riconosciuto l’attrice anche in Mare Fuori, dove è stata la dottoressa Fabrizia Martelli.

In Sopravvissuti anche Fausto Maria Sciarappa

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Fausto Maria Sciarappa – Sopravvissuti

Abbiamo avvistato in Mare Fuori anche Fausto Maria Sciarappa.

Suo il ruolo di Lorenzo Cantini, ex marito della direttrice dell’IPM Paola (interpretata da Carolina Crescentini).

Nella fiction di Rai Uno interpreta il ruolo di Stefano Bonanno.

Nicolas Maupas

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Nicolas Maupas – Sopravvissuti

Sebbene il suo non sia un ruolo principale, nella fiction di Rai Uno troviamo anche Nicolas Maupas.

Il giovane attore rivelazione dell’anno interpreta il ruolo di Roberto, il fidanzato di Maia (la prima figlia di Luca).

Ma i fan di Mare Fuori lo avranno senz’altro riconosciuto per il ruolo di Filippo, il ‘Chiattillo‘ dell’IPM.

Lo scorso anno Maupas è stato protagonista su Rai Uno di un’altra fiction di successo, Un Professore.

Da Mare Fuori a Sopravvissuti anche Carmine Recano

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Carmine Recano – Sopravvissuti

Viene dal mondo di Mare Fuori anche Carmine Recano.

Nella serie di Rai Due l’attore veste i panni di Massimo Esposito, il comandante della polizia penitenziaria.

Recano interpreta il ruolo di un agente di polizia Ivan De Santis.

Paola Benocci

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Paola Benocci – Sopravvissuti

Concludiamo questa carrellata di volti visti in entrambe le serie con Paola Benocci.

In Sopravvissuti l’attrice interpreta il ruolo di Sofia Morelli.

In Mare Fuori ha vestito i panni di Amelia, la professoressa che ha impartito lezioni di italiano ai ragazzi dell’IPM.

matteo paolillo

News e anticipazioni

Matteo Paolillo a Ciak Generation: “Edoardo, tra Mare Fuori e la musica”

Stefano D Onofrio | 5 Gennaio 2022

Mare Fuori

Intervista a Matteo Paolillo, uno dei protagonisti di Mare Fuori 2: il suo Edoardo, la passione per la musica e il futuro della serie

A tu per tu con Matteo Paolillo

Matteo Paolillo – foto di Sabrina Cirillo, si ringrazia Amendola Comunicazione

Abbiamo intervistato Matteo Paolillo a pochi giorni di distanza dal finale di Mare Fuori 2. Sono giorni speciali per l’attore salernitano, che nello show interpreta il ruolo di Edoardo Conte. Ha da poco pubblicato il suo nuovo EP, Edo, in cui ha raccontato in note e rime quel personaggio che gli ha cambiato la vita. Durante la chiacchierata abbiamo parlato anche del futuro della serie, già confermata per una terza stagione, e ha confidato alcune sue sensazioni su quanto accaduto.

Parliamo di Edo, l’EP che hai pubblicato lo scorso 29 dicembre e che so che per te è molto importante. Ci racconti come è nato il progetto?

Negli ultimi anni ho cominciato a produrre molta musica legata a questo personaggio perché ci ho lavorato moltissimo dal punto di vista della recitazione. Quando cominciavo ad approcciare da un punto di vista musicale, inevitabilmente tutto ero influenzato da questo personaggio e da queste tematiche. Tutto è partito da quando ho costruito la sigla insieme al mio producer Lorenzo Gennaro e la sigla è cantata da Edo, in un certo senso. Da lì c’è stata la richiesta di scrivere “Sangue nero” da parte della sceneggiatrice per la seconda stagione. Poi ci sono altri pezzi legati a questo mondo, al che mi sono detto ‘mettiamoli tutti insieme in un ep’ e quindi tutti i pezzi, legati al mondo napoletano, che sono venuti fuori in questi ultimi anni sono stati condensati in questo disco che mi piacerebbe allungare con altri 3 pezzi. Parallelamente in questi anni ho lavorato a tanti pezzi in italiano, però al momento non ho ancora fatto uscire nulla perché mi sto concentrando su una cosa alla volta.

Nel brano “Fa chell che a fa”, che canti insieme a Giacomo Giorgio (Ciro in Mare Fuori) dici “siamo nati ultimi e moriremo primi”. Quanto c’è di autobiografico in questa frase in particolare? 

Autobiografico fino a un certo punto. Il mio nome d’arte è Icaro proprio perché cerco di contrastare questa condizione in cui viviamo e in cui viene sempre imposto il fatto che dobbiamo stare sul podio, dobbiamo essere sempre primi e dobbiamo essere sempre sopra gli altri. Questo “siamo nati ultimi e moriremo primi” è un po’ una filosofia di vita che determinati ragazzi che sono cresciuti in determinati ambienti e che vengono dal basso hanno molto forte. C’è molto questa competitività di vedere il ragazzo dei quartieri alti con le scarpe firmate e quindi di trovare le strade più facili per arrivare ad avere la stessa cosa. Ho sempre vissuto intorno a me questa cosa, anche studiando questo personaggio ho sempre visto queste dinamiche e ho sempre cercato di combatterle. Alla fine non c’è chi è ultimo e chi è primo, ognuno di noi è unico a suo modo e sicuramente quello che siamo è molto di più di quello che abbiamo.

In quel momento Edoardo e Ciro, che vengono da realtà complicate, puntano a conquistare tutta Napoli. Hanno questa ambizione molto forte che è anche un po’ imposta dalla società. Non riusciamo mai ad accettare il fatto di essere ultimi, c’è sempre questa soglia del fallimento dietro ogni cosa. Questa condizione di vita sta alla base, secondo me, di tantissimi problemi della nostra società, dal proletariato all’alta borghesia.

Il brano “N’ata Poesia” è dedicato a Teresa ed è come se Edoardo le scrivesse una lettera dopo tutto quello che è successo in Mare Fuori 2. Ci stai dicendo che non è finita qui tra loro? Li rivedremo insieme nella terza stagione?

Questo bisognerebbe chiederlo agli sceneggiatori. Non ho la più la pallida idea di quello che hanno in mente. Io mi sono molto interrogato su questa cosa: succede quello che succede con Teresa e poi Edoardo va al battesimo (del figlio, ndr). Ho cominciato a ragionare anche con la truccatrice, c’è un cambio molto forte nel personaggio. Edoardo perde Teresa e infatti negli ultimi episodi ha sempre le occhiaie, è sempre più in crisi ed è svuotato da questa condizione. Io ho immaginato queste notti insonni di Edoardo e ho scritto questa cosa in relazione a quello che pensa di Teresa.

Per come è finita io non so se ci possa essere un futuro. Effettivamente è una storia abbastanza complicata da portare avanti, anche perché lui sta in carcere.

C’è una canzone molto bella e significativa dell’EP che è “Amare chi fa male” e che parla di un problema purtroppo ancora attuale che è la violenza sulle donne. Nel video appaiono anche alcune protagoniste di Mare Fuori. Anche nella serie viene trattata questa tematica, pensiamo alla storia di Gemma ma anche a quella di Nad per molti aspetti. Quanto è importante ancora parlarne e come pensi si possa cambiare questa situazione? 

Intanto la risoluzione del problema è un’utopia, per raggiungerla c’è bisogno di un’umanità completamente diversa da quella che viviamo in questo periodo. Secondo me è importante che siano gli uomini a parlarne perché molto spesso il movimento femminista viene preso dagli uomini come qualcosa che riguarda solo le donne. Molto spesso viene percepito dagli uomini come matriarcato e invece dovrebbe essere un modo che vada ad equilibrare la cosa. Se è vero che gli uomini hanno molte più facilità sotto una serie di cose, allo stesso tempo gli uomini sono quelli che vengono educati a tutto un sistema che poi permette di trattare la donna come inferiore. Mi riferisco all’educazione infantile secondo cui l’uomo è quello che non deve piangere, che deve essere forte, che deve trovarsi un lavoro per avere dei soldi e per poterli poi spendere per una donna. È tutto un sistema e una mentalità che va avanti da secoli e che ci trasciniamo dietro.

Secondo me il punto è accettare le diversità, mentre si va molto spesso verso l’omologazione. Invece siamo diversi, ognuno ha le sue condizioni però dobbiamo capire come coesistere. Uomo e donna sono mondi completamente diversi a volte, eppure siamo fatti per vivere insieme.

La scena rap napoletana contemporanea ormai è diventata una realtà importante nel nostro paese: penso a Liberato, a Luché, a Geolier! Secondo te perché la loro musica riesce a essere così universale e a superare i confini della Campania?

In generale, quello che funziona del napoletano in questo genere di musica è il fatto che gli dia un sapore molto internazionale. Anche solo a livello di rime, il fatto che si possano fare le rime con le consonanti è qualcosa che si possono permettere gli americani o gli inglesi mentre in italiano sei molto più limitato. Il napoletano ti permette di avere delle sonorità che nessun altro può avere. Questo è secondo me quello che sfonda della musica napoletana in generale.

Nella scena napoletana, a parte alcuni che hai nominato che cercano di raccontare qualcosa che vada oltre il gangsta-rap, c’è sempre di più questa tendenza sulla scia di Gomorra di mostrare le armi, le donne e i soldi nei videoclip e che imita lo stile gangster americano. Secondo me è molto dannoso e in generale con la mia musica cerco un po’ di invertire questa tendenza. Mi piacerebbe fare dei video in cui l’immagine che si propone al pubblico sia un’immagine che va più verso l’armonia, lo stare insieme e la pace perché altrimenti siamo sempre sulla scia di quella competitività (di cui parlavamo prima, ndr) e le persone che guardano quei videoclip vogliono essere come le persone che “ce l’hanno fatta” e che hanno tutto. Invece bisognerebbe più sentirsi parte di un tutto perché altrimenti si creano sempre delle differenze.

Tu hai scritto e cantato “O mar for”, che è la splendida sigla di Mare Fuori e che rappresenta un po’ anche l’inno alla vita e alla libertà dei ragazzi dell’IPM. Qual è il tuo ‘mare fuori’? Dove ti rifugi nei momenti di sconforto?

Ieri ero al mare e guardandolo mi sono reso conto di quanto, anche inconsciamente, io mi riferisca al mare quando ho voglia di libertà. Il fatto che questa serie si chiami “Mare fuori” mi ha connesso tantissimo a questa cosa. Essendo cresciuto in una città di mare, rappresenta un posto dove poter far correre i pensieri e sentirsi parte della natura, cosa che spesso all’interno dei palazzi dimentichiamo.

Il mio “mare fuori” è proprio la libertà di sentirsi lontani da tanti pensieri inutili che ci portiamo dietro durante la giornata. Molto spesso ci appelliamo a tante stupidaggini ma poi alla fine quello che conta davvero è essere felici.

Qual è l’artista italiano con cui ti piacerebbe collaborare?

Achille Lauro, mi piacciono molto e collaborerei con gli Psicologi. E poi Liberato, se dovessi conoscerlo un giorno…

Mi hai già bruciato la domanda, io volevo chiederti se sei tu Liberato…

Ride (ndr)

C’è un film o una serie tv per cui avresti voluto scrivere la colonna sonora?

Questa è una domanda che non mi hanno mai fatto e quindi non ci ho mai pensato in realtà. Tendenzialmente non ho mai pensato di fare colonne sonore, “O mar for” l’ho scritta per il personaggio e poi ha fatto parte della colonna sonora, poi mi sono avvicinato molto a questo mondo anche con “Sangue nero” e ci penso molto di più.

Non ti so dire un film, la mia musica cambia molto in base al progetto. È un po’ il processo inverso, non riesco a dire ‘c’è quel film, mi piacerebbe fare la colonna sonora’ ma piuttosto il contrario.

Pistola alla tempia: ti chiedono di scegliere tra la recitazione e la musica! Cosa scegli? 

Hai sentito “Edo freestyle“? Devo sempre rispondere a questa domanda ma io non voglio scegliere. È come imporre la monogamia, ma perché? (ride, ndr)

Parliamo del finale di Mare Fuori 2. Nelle ultime puntate abbiamo assistito al crollo della figura del leader che è Edoardo all’interno dell’IPM: Totò è stato trasferito, o Pirucchio gli ha voltato le spalle, il nuovo arrivo Mimmo si è rivelato essere un traditore. Da dove ripartirà Edoardo? Secondo te lo ritroveremo più incattivito?

Quando è finita la prima stagione ho iniziato a farmi un sacco di immaginazioni sulla seconda, poi ovviamente non sono state soddisfatte perché scelgono gli sceneggiatori. Quindi io quest’anno ho scelto di non farmi idee, quello che sarà sarà. Sicuramente penso che ci sarà un Edoardo molto più concentrato sul lavoro, diciamo così, molto più incattivito e molto più spregevole sulla scia degli ultimi episodi della seconda stagione. Non ho idea di quale sarà la sua paranza, visto che ormai se ne sono andati tutti, ma credo sarà molto più incattivito.

Una delle scene più commoventi è stata sicuramente quella dell’abbraccio tra Edoardo e Totò. Da telespettatore ho vissuto quel momento come una sorta di addio di Antonio Orefice alla serie e per questo mi sembravate parecchio commossi. È così?

Ce lo siamo proprio detti e lo abbiamo vissuto proprio così. Mare Fuori parla di un carcere minorile, quindi se un personaggio va a Poggioreale è finita non solo per il personaggio ma anche per l’attore. Quella scena lì è stata molto sentita da parte di entrambi. Penso che Antonio (Orefice, ndr) sia il compagno di scena migliore che abbia trovato in vita mia. Mi spaventa molto dover stare in scena senza di lui perché è molto generoso, è uno che caccia idee ogni secondo e quindi mi aggrappo a quelle cose e riesco a dare molto di più. Il mio dispiacere in quel momento era anche relazionato a tante dinamiche che c’erano dietro.

Poi tra l’altro lui a un certo punto mi dice ‘dammi un bacio di scena’, io sono rimasto un attimo spiazzato. Il regista invece ha apprezzato questa cosa e per convincerci ha fatto tutto un discorso sul significato cameratesco di darsi un bacio. Ci siamo concentrati, siamo entrati dentro la cosa ed è stato un momento molto forte che porterò dentro per tutta la vita.

Cos’è che proprio non ti piace di Edoardo e quali sono le caratteristiche che invece te lo hanno fatto amare?

Comincio prima dalle cose che me lo hanno fatto amare che è sicuramente il “rapporto con la tigre” che mi è rimasto, perché mi ha dato la possibilità di lavorare a un personaggio prima fisicamente e poi psicologicamente. Qualsiasi cosa fa Edoardo si muove come una tigre e quindi mi ha dato la possibilità di applicare delle cose che avevo studiato. Poi amo il suo rapporto con la poesia, perché a me piace scrivere versi. Anche questa indecisione all’interno di questa poligamia in cui si trova.

La cosa che non mi piace di Edoardo, ma è difficile dirlo perché poi alla fine quando reciti un personaggio sei sempre dalla sua parte, è la sua impulsività. È qualcosa che apparteneva al me di 10 anni fa e con il tempo sono diventato molto più riflessivo, mi faccio molte più paranoie, rifletto molto di più sulle cose. Invece lui è uno che casca sempre in piedi, perché qualsiasi cosa succede non pensa alle conseguenze. Anche con Teresa, non va da lei a dirle “scusa, sono un deficiente…hai ragione, dovevo dirtelo che avevo una moglie”. Va là e le dice “guarda che quella è la mia famiglia, tu sei un’altra cosa…io voglio tutte e due, perché devo scegliere”. Questa cosa ovviamente fa crollare tutto.

Da telespettatore, qual è il tuo personaggio preferito nella serie?

Il mio personaggio preferito è sempre stato Pino ma perché io sono innamorato di Artem. Artem ha delle cose che può fare solo lui, ha questa faccia particolare, questi occhi di ghiaccio. Io ricordo ancora la sensazione che ho provato quando l’ho visto per la prima volta, mi ha fatto gelare il sangue il suo sguardo. Il suo personaggio è bellissimo, specialmente in questa seconda stagione, perché ha questi scatti di rabbia feroci e poi questi moti di tenerezza incredibili.

E invece qual è il personaggio con cui Matteo Paolillo non sarebbe mai andato d’accordo?

Probabilmente il Chiattillo, poi Pirucchio perché è complicato ed è sempre inca****.

Ricordi il primo giorno sul set della seconda stagione. Cosa hai provato a rivedere quel cast che ormai è diventato parte della tua vita?

Il primo giorno sul set ho girato la scena dell’ospedale e c’eravamo solo io e Agostino Chiummariello (Gennaro, ndr) e c’era Giovanna (Sannino, Carmela nella serie) che faceva la scena del parto. Subito ho capito che era cambiato qualcosa, Mare Fuori era diventato qualcosa di importante. C’era il pubblico che ci guardava sul set, era tutta un’altra condizione, c’era molta più aspettativa e mi sentivo molto più responsabile rispetto alla prima stagione.

Quando siamo ritornati tutti sul set e abbiamo girato all’interno del carcere è stato come ritornare in famiglia, come quando torni per le vacanze di Natale a casa.

Ricordi quale è stata la scena emotivamente più difficile da girare?

Ci sono state molte scene complicate. Sicuramente una delle più tese quest’anno è stata quella in cui Totò mi dice “sono stato io a uccidere Nina”. Quella scena lì era una scena di Antonio, io facevo da spalla ed era complicato mantenere quella tensione. Io ricordo che Antonio i giorni prima stava male, aveva tantissima paura di quella scena. Sul set è stato molto complicato gestire i rapporti, non sapevo se parlare poteva fargli bene o se dovevo stare zitto o se stando zitto non l’aiutavo, non sapevo come comportarmi. Però forse questa indecisione ha contribuito poi alla scena e all’indecisione di Edoardo.

Immaginiamo una versione americana di Mare fuori: chi vedresti nei panni di Edoardo?

Logan Lerman, secondo me lui potrebbe fare Edoardo.

Non ti chiedo se sei fidanzato perché so che non ti piace avere delle etichette. Ti chiedo però se Sei innamorato?

Guarda non lo so, sono in una fase della vita in cui è complicato sapere cos’è l’amore. E poi mi innamoro spesso.

Qual è la tua serie tv preferita?

Peaky Blinders

Qui puoi vedere un estratto dell’intervista a Matteo Paolillo.

massimiliano caiazzo

Cinema e Celebrity

Massimiliano Caiazzo a Ciak Generation: “Carmine, il suo dolore e il mio Mare Fuori”

Stefano D Onofrio | 27 Dicembre 2021

Mare Fuori Massimiliano Caiazzo

Intervista a Massimiliano Caiazzo, uno dei protagonisti di Mare Fuori 2: Carmine, dalla ricerca della vendetta alla forza del perdono

Le parole di Massimiliano Caiazzo

Massimiliano Caiazzo ha scavato nel profondo di Carmine e ce lo ha consegnato in tutte le sue luci e le sue ombre. La seconda stagione di Mare Fuori si è conclusa lo scorso mercoledì 22 dicembre e ci ha mostrato il giovane Di Salvo sotto una prospettiva diversa rispetto al passato. La morte della sua amata Nina ha acceso dentro di lui una sete indomabile di vendetta che lo ha allontanato dai suoi affetti più cari (Filippo e Massimo su tutti) e sembrava averlo trascinato per sempre nell’oscurità più profonda. La stessa oscurità dalla quale Carmine è fuggito per tutta la sua vita, rinnegando i “valori” e le regole della sua stessa famiglia. La forza dell’amicizia e l’amore per sua figlia Futura gli hanno permesso di ritrovare la sua vera essenza. Abbiamo parlato proprio di questo con Massimiliano, in una lunga intervista che ci ha permesso di conoscerlo più a fondo: dai primi provini alla scoperta della sua passione per la recitazione fino al ruolo che gli ha cambiato per sempre la vita. E sul futuro di Mare Fuori, ufficialmente confermato per una terza stagione? Ecco cosa ci ha detto.

Quando hai capito che la recitazione sarebbe stata la tua strada?

Diciamo che dentro di me sentivo sempre questo tamburo suonare quando si entrava in materia. Al liceo andavo bene più o meno bene in tutto, minimo sforzo massimo risultato, però non c’era nulla che mi accendesse in maniera pura tra le materie che studiavo. C’è stato questo viaggio in America che ho fatto all’età di 18 anni. Al posto di fare la festa ho scelto di partire per 20 giorni con altri tre miei amici. Ciò che mi ha fatto prendere il coraggio di dirlo è stata proprio quell’energia che si sente nell’aria in alcune città americane, questo pensiero comune che ti faceva dire “si può fare”. Lì ho trovato il coraggio innanzitutto di dirlo a me stesso e poi ad alta voce a chi mi circondava.

E la tua famiglia ti ha subito appoggiato in questo?

Sai, io vengo da una cittadina in provincia di Napoli e certi spazi sono un po’ sotto giudizio. C’era da parte loro una naturale e fisiologica paura nei confronti di questo mestiere. Mia madre è un professoressa, mio padre lavora in Regione. Per quanto anche loro fossero affascinati da questo mondo, lo vedevano sempre da lontano come spettatori. Però devo dire che è stato un processo anche quello attraverso il quale ho avuto la possibilità di conoscermi meglio e di conseguenza di farmi conoscere meglio. Questo è il risultato anche del rapporto che io ho con i miei genitori, che è un rapporto molto onesto. Ho avuto la fortuna di avere dei genitori che non facessero gli amici ma che mi hanno invece aiutato a capire se questo è realmente ciò che voglio fare, quasi come fosse stato un test in primis per me e poi per loro.

È vero che per pagarti le lezioni di recitazione hai fatto i lavori più disparati?

Sì è vero, il primo anno (di università, ndr) l’ho fatto da pendolare. Sui banchi dell’università io studiavo le scene della settimana e quindi iniziarono a sembrarmi tempo, soldi ed energia sprecati. Perciò ho deciso, come atto di onestà in primis verso di me e poi verso i miei genitori, di dire “io lascio”. Dopo questo primo anno decisi di trasferirmi a Roma e per pagarmi i corsi di recitazione la direttrice della scuola dell’epoca mi disse “guarda, se tu vieni a darci una mano a scuola – che significa spazzare a fine lezione, controllare la classe, smontare e rimontare le scenografie – puoi seguire tutte le lezioni che vuoi”. Quindi divenne un lavoro full time, perché quando non lavoravo seguivo anche i corsi che non dovevo seguire.

Ricordi come è andato il primo provino della tua vita?

Il primo provino della mia vita è stato per la seconda stagione di Gomorra. Mi ricordo che lo preparammo in classe con Gianfelice (Imparato, ndr). Feci questo provino e non ricordo neanche una particolare tensione perché quelli dei casting furono molto bravi a farmi sentire a mio agio. Ebbi un call back e ricordo la disponibilità immensa di Gianfelice. Venne a scuola in un giorno in cui non c’erano lezioni, ci mettemmo insieme in una stanzetta appartata per studiare le scene del call back.

Ti ricordi dov’eri e cosa stavi facendo quando ti è arrivata la notizia che eri stato preso per Mare fuori?

Era un venerdì mattina di maggio, credo, perché sono stato uno degli ultimi del cast a saperlo. Ricordo che avevo fatto un esame per l’università due giorni prima. La mattina mi chiama il mio agente e mi dice “Massi, mi dispiace ma per le prossime 18 settimane sarai impegnato nelle riprese di Mare Fuori”. Io attacco e inizio a urlare, mi ricordo che c’era mio fratello che dormiva e il mio cane Riccio. E poi sono uscito, con le cuffiette nelle orecchie, e ho camminato per Villa Ada per tipo un’ora.

Mare Fuori è una fiction molto importante perché racconta diverse problematiche, come quella della criminalità giovanile che per molti dei protagonisti è quasi una strada obbligata. Qual è il messaggio più importante che secondo te lancia questa serie?

Ce ne sono tanti, perché ogni personaggio ha tanti “urli” dentro. Penso che una delle cose più importanti sia il raccontare come questi ragazzi possano cambiare quando trovano delle alternative a certi tenori di vita, come può essere ad esempio un lavoro (vedi Cardiotrap). Pensa anche al personaggio di Carmine, che ha sempre vissuto in un mondo che ha delle regole e che quando incontra i primi amici inizia a credere alla possibilità di una nuova vita. E la cosa molto bella è che tutto questo viene testato, non consegniamo al telespettatore una sorta di morale etica. Noi mettiamo anche in discussione le alternative stesse, facciamo vedere cosa succede quando quella alternativa viene distrutta, che tipo di dolore emerge e come scavando in questo dolore si riemerge.

Carmine ha avuto un grande cambiamento in questa stagione. Abbiamo lasciato un ragazzo onesto che ha sempre rifiutato la sua famiglia e le sue regole malavitose e lo abbiamo ritrovato con una sete disperata di vendetta. Come ti sei preparato per esprimere al meglio il dolore e anche questo lato più dark del tuo personaggio? 

È stato complicato ma è stato quello che mi ha affascinato da subito quando ho letto la sceneggiatura della seconda stagione. È stato interessante per me come attore potermi cimentare nel racconto di come un essere umano cambia e di poterlo raccontare scena per scena. A me non piace quando nei film o nelle serie succede che un personaggio scompare, c’è un salto temporale e poi ricompare cambiato. A me non piace quando questo processo non viene raccontato. Mi è piaciuto avere la possibilità di poter raccontare concretamente azione e reazione, cosa succede e cosa questo causa.

In questa stagione Carmine ha allontanato le persone che gli vogliono più bene, come Filippo e Massimo. Nel finale di stagione però tutto è sembrato tornare come un tempo. Quanto è importante per Massimiliano, e per Carmine, il ruolo dell’amicizia?

Per quanto mi riguarda l’amicizia e gli affetti fondamentali sono dei pilastri. Può sembrare una cosa scontata e retorica, però ho provato sulla mia pelle quanto possa essere importante avere vicino a te delle persone che ti danno forza, che ti ricordano da dove vieni e anche chi sei, perché può accadere che certe volte lo perdi di vista. È accaduto anche durante la preparazione di questo personaggio, è stata la prima volta in cui mi sono immerso a 360° in un processo creativo ed è stata una cosa che non avevo mai avuto la possibilità di fare. Mi sono accorto di come affrontare questo mestiere sia complicato da un punto di vista umano e di come la presenza di queste figure sia vitale perché ti aiutano a fare degli step che da solo avresti impiegato molto più tempo a fare. Mi ricordo di serate, mentre ero in preparazione e non stavamo ancora girando, in cui ho avuto dei pianti catartici che poi mi hanno aiutato a far crescere aspetti del personaggio.

E per Carmine è la stessa cosa. Lo vedi nel suo rapporto con il personaggio di Chiattillo. C’è un momento in cui è totalmente ambiguo, in cui non capisci se veramente vuole vendicarsi o meno e forse non lo sa neanche lui. Poi a un certo punto si ricorda che la vita va avanti grazie a Futura, grazie al Chiattillo e grazie al Comandante.

Alcune delle scene più intense delle ultime puntate sono state sicuramente quella in cui Carmine ha perdonato Totò e quella in cui si è consegnato alla polizia per far fuggire insieme Filippo e Nad. Quel che ho percepito è che ci trovassimo di fronte a un vero e proprio addio dei loro personaggi. È così?

In realtà non lo so perché non ho ancora letto nulla di questa ipotetica terza stagione. Quello che ti posso dire è che io ho sentito una grandissima gratitudine di Carmine nei confronti di Filippo Ferrari. Secondo me Carmine, grazie a quel rapporto di amicizia, ha capito tanto di sé stesso e delle sue sensazioni. È come se avesse arricchito la sua disciplina emotiva. E quando sei un ragazzo che viene da un certo tipo di fondo, come il caso di Carmine, molto spesso la disciplina emotiva è un’altra.

Mare Fuori 3 è stato confermato. La faida tra i Ricci e i Di Salvo potrebbe diventare ancora più centrale. Tu cosa ti aspetti? Cosa ti piacerebbe vedere se fossi un telespettatore?

Mi piacerebbe che il mio personaggio possa finalmente godersi un pochino quella famosa luce in fondo al tunnel. Sarebbe bello restituirgli delle cose da un lato umano, considerando comunque il fatto che una batosta come quella della morte di Nina sia qualcosa che ti segna a vita e di certo non potrà tornare il Carmine di prima. Come cambierà Carmine è sicuramente una domanda intelligente, che tipo di equilibrio troverà e quali sono i suoi nuovi principi.

Quale è stata la scena che ti ha emozionato di più? 

Ce ne sono parecchie, sicuramente il matrimonio è stata una cosa assurda. Non mi aspettavo una spinta di quel tipo e poi scoprire come la vive il tuo personaggio è interessante. Forse la scena più intensa e più emozionante è quella con Totò. Quando racconti certi temi come il perdono e come l’accettazione ti trovi di fronte a delle cose molto sottili. Per restituire una verità in questo mi sono prefissato di pormi nelle circostanze e di vivere quello che stava succedendo senza giudicare. Prima di andare in scena io non sapevo se lo avessi perdonato o meno, se lo avessi accettato o meno. Quando abbiamo chiuso la scena avevo una forte sensazione di sgomento perché non sapevo cosa era successo e forse quella è stata la chiave. Nel vedere Totò, nel vedere il carnefice accetti che Nina non c’è più, accetti che una parte di te non c’è più. E nell’accettazione inizia un processo di perdono. Perciò sarà interessante nella terza stagione scoprire come queste cose hanno metabolizzato e cosa hanno portato.

Se non avessi interpretato Carmine, quale personaggio avresti voluto interpretare?

Sì, il personaggio di Pino.

Che legame c’è con gli altri protagonisti della serie? 

Quando passi molto tempo con delle persone è inevitabile che si creino dei rapporti. La cosa che secondo me è rara è riuscire a mantenere quei rapporti perché altrimenti si crea l’effetto vacanza, quando conosci delle persone durante un viaggio che ti sembrano i tuoi migliori amici e poi non li senti più per una vita. Noi ci sentiamo, non dico quotidianamente, ma con un certo tipo di costanza. Calcola che per 5 mesi giravamo e la sera continuavamo a stare insieme, c’erano dei giorni in cui ci dicevamo “non vi voglio vedere più”. Questa forse è anche la fortuna di questo progetto. Io all’inizio percepivo tutto questo come qualcosa di più grande di me, quindi avere la possibilità di interfacciarmi con dei miei coetanei e comunicare questo mio disagio ha creato empatia e chimica tra di noi.

Immaginiamo una versione americana di Mare fuori. Quale attore vedresti nei panni di Carmine?

Mi viene in mente Timothée Chalamet, ma forse lo vedrei più nei panni del Chiattillo. Forse Tom Holland.

Mare fuori è una delle serie più commentate su Twitter e sui social in generale. Come vivi il rapporto con i tuoi fan? Chi sono le persone che ti fermano per strada?

Per fortuna oscilliamo un po’ su tutte le fasce d’eta, dal ragazzino al signore over 50. Questa è una cosa che mi fa piacere perché racconto la storia di un ragazzo e poi quella storia diventa universale. Sono felicissimo del successo che sta avendo sui social Mare Fuori perché stanno diventando sempre di più il vero responso del pubblico. Il fatto che siamo stati primi in tendenza per tanto tempo è un risultato notevole da prendere in considerazione.

Progetti futuri? Dove ti vedremo? 

Ho appena finito di girare un film per la regia di Nicola Prosatore con un cast stupendo (Antonia Truppo, Lello Arena, Giovanni Esposito, Antonio De Matteo, Giuseppe Pirozzi), davvero una bella squadra di fuoco. Questo è un film che andrà al cinema, non so ancora quando uscirà, dove io ho davvero un bel personaggio ed è una storia per niente scontata. Per il resto vediamo, ho tantissimi progetti che trafficano nella mia testa e nel mio cuore.

Qual è la tua serie tv preferita o quella che guardi quando sei in un momento di down?

Non ho una serie di riferimento. Ultimamente mi è capitato di riguardare più volte la serie di Zerocalcare. Quando sono un po’ down guardo i cartoni.

Qui puoi vedere un estratto dell’intervista a Massimiliano Caiazzo.

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